Festa del Calendimaggio ASSISI - 5 - 7 MAGGIO 2011

Storia

 

La festa di Calendimaggio è senza dubbio l’avvenimento più importante dell’anno per gli abitanti di Assisi. L'origine della festa, come si sa è assai antica, ma il modo in cui viene celebrata in Assisi è del tutto nuovo e originale. Per dare alcune stringatissime notizie diremo che la festa si tenne per la prima volta nel 1927: cantori delle diverse "cappelle" cittadine si riunivano sotto la direzione dei maestri della banda per cantare serenate ispirandosi a consuetudini dei tempi andati. Venne sospesa durante la seconda guerra mondiale e ripresa nel 1947. Nel 1954, iniziativa di alcuni intellettuali assisani assunse la struttura che, sostanzialmente, conserva tuttora. La città si divide in due parti "Parte de Sopra" e "Parte de Sotto" e tra le due si gareggia per la conquista del "Palio". La divisione riecheggia le lotte che videro le due fazioni contendersi il potere sulla città tra XIV e XVI secolo, fino a ridurla allo stremo. Ma la gara di oggi è divenuta disfida “cortese”, anche se assai vivace, basata sul confronto tra i cori polifonici delle parti, sulla riuscita dei cortei in costume e sulla perizia nel rappresentare scene d'ambientazione medievale nei siti più caratteristici della città. Un confronto, quello tra le parti “De Sopra” e “De Sotto”, in cui si cerca di sfruttare al meglio il patrimonio competenze acquisite in circa un cinquantennio di tradizione di Calendimaggio, dalla cui esperienza sono usciti formazioni o singoli professionisti dei vari settori della festa: musica, teatro, danza. Conta per l'esito della gara la bravura dei cori, la coerenza tra costumi, musica eseguita dal vivo con riproduzioni di strumenti d'epoca- e situazioni: inventate, scritte e rappresentate. Il lasso di tempo al quale le "parti" si riferiscono per organizzare la manifestazione, oscilla tra XIII ed XV secolo. La giuria che deve assegnare il palio è composta da storici, musicologi e musicisti, esperti di spettacolo (registi, attori). La formula della festa dei nostri tempi è totalmente inventata, ma l'ispirazione da cui è nata e lo spirito che la fa vivere, sicuramente non lo sono. In essa sono presenti tutte le componenti essenziali della festa, la componente ludica, quella agonistica che però non giunge mai all'esasperazione, il travestimento. L'atteggiamento di chi partecipa ai giochi di questo Calendimaggio non dovrebbe essere molto diverso da quello di coloro che, danzando e cantando, partecipavano all'innalzamento dell'"albero di maggio" sulla piazza di S. Rufino, nei secoli passati. Non è facile spiegare cosa sia il Calendimaggio. Evidentemente per noi di Assisi, è più facile viverlo che raccontarlo; tanta è la differenza fra quel che siamo durante tutto l'anno e ciò che diventiamo in questi tre giorni, anzi in tutto il periodo di preparazione della festa. Solitamente scanzonati, un po' apatici, retrivi al coinvolgimento, in questi tre giorni in cui tutto viene stravolto e tutto cambia, diamo fondo a energie individuali e di gruppo per ritrovarci insieme a costruire il nostro sogno di primavera al di là delle divisioni di censo, di cultura, di età. Così comincia la festa: ideare, ricercare e documentarsi in biblioteca o in archivio, per non incorrere, per quanto possibile, in anacronismi troppo sfacciati e, infine, costruire per mesi il nostro "favoloso Medioevo". Il Medioevo, contenitore temporale del nostro gioco, richiamo ancestrale che si impone ineluttabilmente per il fatto stesso di essere nati in questa città, è un Medioevo che non ha rigidi riferimenti cronologici, ma per tre giorni ci inghiotte nel gorgo del suo mistero affascinante, che è tale perché pur essendo un tempo tanto lontano da noi, ci attira dapprèsso, poiché ogni pietra di questa città ce ne parla. Finalmente arriva la sera delle "scene"; non è facile descrivere ciò che si prova; la finzione a lungo e meticolosamente preparata si perde nella realtà, il "jeans" lascia posto alla calzamaglia, il soprabito alla pazienza, il cappello al camauro. Illuminate solamente dalla tenue luce delle fiaccole, le vie non sono più quelle che percorriamo ogni giorno in macchina o a piedi, sono altre, differenti, vie di un paese che esiste una volta all'anno e, così ricreato, vive una volta e mai più. Il garage diventa una bottega di artigiano, il giardino un gineceo, una via si trasforma in mercato, i fondi e le piazzette divengono cucina, taverna, bordello… Quei vicoli sono il nostro vero abito, l'abito della festa, cucito ed ornato con tanta pazienza ed infine indossato con naturalezza come il più comodo e gradito dei nostri vestiti. Sensualità, dissacrazione, trasgressione sono il sale che condisce il Calendimaggio e non soltanto nella proposizione scenica, sono anche e soprattutto le componenti di quello strano stato di irrequietezza e di voglia di divertirsi che prova ogni “partaiolo” in questi giorni, in cui bere un bicchiere di vino in più, non è peccato nemmeno per il più morigerato degli “assisani” (si direbbe assisiati, ma non ci piace). La musica accompagna ogni atto del nostro gioco, d'altronde il Calendimaggio è nato come disfida canora e la sfida dei cori polifonici in Piazza del Comune è il momento culminante dell'inno che le Parti rivolgono alla primavera. La musica vocale e strumentale eseguita durante le scene e i cortei è attinta, dal repertorio musicale dell’ “Europa” Medioevale e Rinascimentale, ma cerchiamo anche di inserire, perché non se ne perda la memoria, quella musica che costituisce il patrimonio della tradizione orale delle nostre campagne, il cosidetto "canto a recchia", interessante reminiscenza di melodie antiche con testi affidati alla memoria e all'inventiva dei cantori. Tutto questo diviene tradizione della Parti, un altro elemento che serve ad aggregare a fare corpo. Nelle taverne che vengono approntate per il periodo della festa ormai si cantano, alla meglio, alcuni Carmina Burana o una Chanson a Boire del XIV secolo, ripetuta più volte dai cori, come pure "fioretti" inneggianti al vino e all'amore, ma anche "dispetti" rivolti contro "quelli" della parte avversa. Oppure si cantano le canzoni con cui è nato il Calendimaggio, come per esempio "Nella notte buia e nera" del maestro De Lucia, poco medievale, ma che ha fatto trepidare i cuori di partaioli e partaiole più anziani e quindi, attraverso loro, è entrata nel complesso delle emozioni e suggestioni comuni delle Parti. Ancora serve la musica per far partecipare alla festa quei partaioli che vi assistono dalle tribune, i quali per l'età o per gli impegni di lavoro non si sono messi in costume; ebbene la festa è anche loro e potranno cantare insieme a chi è in costume sulla Piazza del Comune, ma anche in taverna per i vicoli, una canzone che diverrà patrimonio comune tra tutti i partaioli; per noi la festa non è festa se non è "corale", questa è una delle differenze fondamentali tra il Calendimaggio e le varie “rievocazioni di medioevo” che sono nate un po’ ovunque. Ciò che avviene ad Assisi nei tre giorni di Calendimaggio non è solo finzione. Nei personaggi che si vedono interpretare la loro vicenda tra espedienti e peripezie, durante le scene o nei cortei, impersoniamo noi stessi. Così siamo proprio noi assisani quel popolo tripudiante, vestito in abiti medioevali, riunito nella Piazza del Comune: siamo veramente noi mentre viviamo il sogno che ogni anno ci libera dalle piccole noie della quotidianità. La festa di Calendimaggio, insomma, non è una festa rappresentata; essa è vissuta intensamente, totalmente, in una zona franca dalle categorie del tempo, dello spazio e delle convenzioni sociali di cui è costituita la realtà di tutti i giorni e di ogni luogo.

Svolgimento della festa

GIOVEDI’:
Pomeriggio
BENEDIZIONE DEI VESSILLI. CONSEGNA DELLE CHIAVI
Presso la Cattedrale di San Rufino (Parte de Sopra) e la basilica di San Francesco (Parte de Sotto), vengono benedetti i vessilli e le bandiere delle Parti.
Le due Parti sfilano per giungere nella Piazza del Comune. Il Maestro de Campo assume i poteri della città ricevendone le chiavi dal Sindaco. La Parte che ha vinto il Palio l’anno precedente, lo riconsegna nelle mani del Maestro de Campo.

Notte
SCENE DI PARTE
La Parte che l’anno precedente ha vinto le gare di Madonna Primavera (vedi venerdì), effettua le “Scene”. Si tratta di scene di vita medioevale ambientate nei quartieri della parte stessa, appositamente ricostruiti e rivissuti in modo dettagliato. Durante un percorso, la Giuria viene invitata ad assistere ad una molteplicità di eventi spettacolari che comprendono recitazione in dialetto/lingua d’epoca, spettacoli ricchi di fuochi, esibizione di musiche dell’epoca di riferimento. Il tutto supportato da una scenografia che si avvale dello stato di conservazione della città e di ricostruzioni di situazioni tipiche del medioevo (botteghe, ambienti, ecc.), illuminate dalla sola luce di torce e fiaccole.


VENERDI’:
Pomeriggio
MADONNA PRIMAVERA
I cortei delle due Parti giungono nella Piazza del Comune per eleggere la Madonna Primavera. L’elezione avviene tra 10 giovani, cinque per ogni Parte. La Parte che vince la sfida dei giochi medioevali, ha il diritto di eleggere la Madonna Primavera tra le sue cinque fanciulle. I giochi medioevali sono tre, pertanto non potrà mai esserci pareggio. Il tiro alla fune è il primo gioco, seguito dalla corsa delle tregge (una specie di slitta usata in tempi passati per trasportare il fieno). Ultimo dei giochi è il tiro alla Balestra antica. La Parte che vince i giochi fa gareggiare tra loro cinque arcieri ognuno dei quali ha abbinata una madonna. Il vincitore del tiro con l’arco abbina alla propria vittoria l’elezione della Madonna Primavera. La gara per l’elezione di Madonna Primavera non ha effetto sull’assegnazione del Palio, ma indica solamente la Parte che eseguirà le Scene per seconda l’anno seguente, cioè quella vincente, fatto ritenuto importante.

Notte
SCENE DI PARTE
La Parte che la sera precedente aveva riposato, esegue le Scene con le stesse modalità già descritte per il giovedì notte.


SABATO:
Pomeriggio
CORTEI DI PARTE. BANDI DI SFIDA
I cortei entrano nella Piazza del Comune. Entra per prima la Parte che aveva perso l’anno precedente. I cortei sono vere e proprie esibizioni di alto livello qualitativo. I colori dei costumi, (interamente realizzati nelle sartorie di Parte) e delle bandiere, i carri allegorici, i Tamburini (presenti in tutte le manifestazioni pomeridiane), tappeti di fiori e scenografie (realizzate nei laboratori delle Parti), ogni anno diverse, sono accompagnati dal suono dei musici in diretta. Invenzioni spettacolari e recitazione, la fanno da padroni. Al termine dei cortei, i Banditori interpretano il Bando Di Sfida, un vero e proprio spettacolo nello spettacolo. Non si risparmiano ironia, talvolta punte di cattiveria, nelle parole recitate, a livelli professionali, dai banditori delle due Parti. Al termine dei bandi di sfida, i cortei si snodano nelle vie della città ritornando ed esaurendosi nei quartieri di appartenenza.

Notte
CORTEI DELLA SERA. ESIBIZIONE DEI CORI. ASSEGNAZIONE DEL PALIO
Alla luce di fiaccole, torce e ogni sorta di fuoco, le Parti rientrano nella Piazza per il corteo della sera. L’atmosfera magica introduce alla esibizione dei due Cori che eseguono i tre brani di sfida. Due di questi brani sono obbligatori, uno è libero. I pezzi, scelti in un periodo storico non successivo alla seconda metà del quattrocento, sono giudicati a livello professionale dal giurato musicologo ed hanno importanza tale da incidere per un terzo all’assegnazione del Palio. Al termine dell’esibizione dei Cori, la Giuria si ritira in camera di consiglio ed elabora il Verdetto. Dopo un’attesa, talvolta di ore, il Maestro de Campo assegna e consegna il Palio alla Parte vincitrice che ne avrà cura sino all’anno successivo.

fonte: www.calendimaggio.it

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