L'Alto Tevere: Città di Castello "L'Antica Tifernum"

BREVI CENNI STORICI

 

La città risplende da lontano, proprio all'inizio della pianura, mentre attorno guarda i monti vicini, i prati verdi e amenissimi paesi: cosi scriveva sul finire del '400 il vicepodestà, Roberto Orsi, affascinato dal primo impatto, con il centro tifernate. Questa concisa definizione potrebbe fare da didascalia alla veduta dell'architetto e cartografo Cipriano Piccolpasso, incaricato il secolo successivo dalla Santa Sede di rappresentare gli abitati e le terre dell'Umbria: in quella raffigurazione si ritrova l'atmosfera dell'odierna città, adagiata nel la campagna coltivata tra poggi alberati e casolari, entro il perimetro murato cinquecentesco lambito dal fiume, con torri e chiese pacatamente emergenti nel paesaggio. Il gusto misurato del bello pare la peculiarità di Città di Castello m 288, ab. 39 032, che nelle tipologie e nella regolarità delle ampie maglie del tessuto edilizio insolite in Umbria - mostra gli esiti del fondamentale intervento architettonico-urbanistico promosso dalla signoria dei Vitelli: la qualificazione cinquecentesca impronta l'edilizia minore e quella monumentale, che conferiscono carattere particolare all'ambiente urbano inserendosi con vigore nei lacerti medievali. Tra Quattro e Cinquecento importante crocevia delle arti, aperto alle molteplici influenze toscane, marchigiane, romane, il centro tifernate conserva un'alta tradizione culturale, nutrita dagli apporti di artisti quali Luca Signorelli, Raffaello che vi dipinse quattro tra i suoi capolavori), il Vasari, il Rosso Fiorentino, fino al contemporaneo Alberto Burri che ha donato alla città un'eccezionale collezione delle sue opere. Un culto delle arti si proietta, tra l'altro, nella persistenza di produzioni artigianali che utilizzano gli antichi sisterni di lavorazione, prime fra tutte la tessitura e la tipografia.

L'ANTICA TIFERNUM. La città fu fondata dagli Umbri su un ampio terrazzo fluviale a sinistra del Tevere, prossimo al territorio controllato dagli Etruschi. La progressiva espansione romana a partire dal III secolo a.C. interessò anche il Tifernate, e la città divenne federata di Roma. Inserita, secondo Plinio il Vecchio, nella Regio VI, fu dal I sec. municipio, e suo patrono fu Plinio Cecilio il Giovane. La gens Plinia era proprietaria di vasti latifondi nella zona e lo stesso Plinio il Giovane, oltre ad aver fatto erigere, a quanto racconta una tradizione, un sontuoso tempio in città, possedeva una grande villa nei dintorni. I rilevanti ritrovamenti d'età romana nell'area dell'odierna Cattedrale suggerirebbero l'ipotesi che quel sito, punto più elevato del terrazzo fluviale, fosse il fulcro urbanistico di Tifernum Tiberinum. In età imperiale, il territorio doveva essere particolarmente ricco di insediamenti di tipo rustico, concentrati principalmente nelle zone collinari digradanti verso il Tevere.

CASTRUM FELICITATIS. L’introduzione del cristianesimo tradizionalmente attribuita alla predicazione del martire Crescenziano, vissuto fra III e IV secolo. Dalla meta del v secolo la città è documentata come sede vescovile, retta da un certo Eubodio. Nel VI secolo, quando la tradizione (storicamente dubbia) vuole sia avvenuta la distruzione apportata dal goto Totila, vescovo e Florido, poi santo e patrono della città, ricordato nei “Dialoghi” di papa Gregorio Magno al quale avrebbe dettato i miracoli del vescovo perugino Ercolano. Sono gli anni della prima ondata longobarda, arginata in parte dalla presenza bizantina il cui “corridoio”, ossia la fascia protetta che univa Ravenna a Roma, interessava anche l'Umbria settentrionale. A partire dall'VIII secolo si avvicendano nel “Castrum Felicitatis” (il toponimo, d'oscura origine, appare nei documenti fino all'XI secolo) il breve dominio longobardo, l'avvento dei Franchi e la sottomissione alla Chiesa.

CITTA’ MEDIEVALE. Agli inizi del XII secolo è costituito il Comune, continuamente minacciato nei due secoli successivi dalle pretese dell'impero, della Chiesa, di Perugia e di Firenze. “Civitatis Castelli” - così è menzionata dalla prima meta del '200 - nonostante l'antagonismo tra le fazioni guelfa e ghibellina vive una fase di prosperità e di crescita. Lo Statuto comunale del 1261 descrive una città cinta da mura, all'interno delle quali l'impianto urbano organizzato in quattro rioni in relazione alle altrettante porte, tuttora esistenti seppure del tutto trasformate (S. Giacomo a nord, S. Egidio a est, S. Maria a sud-est, S. Florido a sud-ovest). A1 centro prende forma il sistema delle due piazze rappresentative (odierne piaz Matteotti e Gabriotti), dove sorgono i palazzi del potere civile. Fenomeno urbanisticamente significativo e infine, tra '200 e '300, l'insediamento del ordini mendicanti: i Francescani a oriente, i Domenicani a mezzogiorno.

L’ETA’ DELLE SIGNORIE. Nella seconda meta del '300 emerge la volontà egemonica della Chiesa, riflessa nel tentativo di staccare la città dall'orbi perugina servendosi della famiglia Guelfucci, come dice il nome di par guelfa. Tale affermazione, resa presto vana dalla rivolta del popolo tifernate ebbe miglior successo qualche decennio più tardi, con la cessione da par di Martino V dei diritti sulla città al condottiero Braccio Fortebraccio, che ottiene nel 1422 la signoria esercitata dalla famiglia fino al 1440. Tra le caste allora emergenti (Giustini, Tarlantini, Fucci, Abbocatelli), pronte a sfruttare ogni vuoto di potere, ebbe la meglio quella dei Vitelli, che esercitò il governo dalla seconda metà del Quattrocento all'avanzato Cinquecento, anche dopo il passaggio definitivo alla Chiesa con Cesare Borgia.

RISTRUTTURAZIONE URBANISTICA DEI VITELLI. Durante la signoria dei Vitelli, la riconfigurazione urbanistica della città si impernia sull'edificazione, protrattasi tra la fine del '400 e la metà del secolo successivo, dei quattro grandi palazzi di famiglia in ciascuno dei rioni cittadini, che in funzione di quelli, decisamente sovradimensionati rispetto al tessuto preesistente, mutano volto. Il notevole rilievo architettonico di queste residenze determinano caso raro in Umbria - significativi interventi su intere aree urbane. Per dare respiro al palazzo”in Piazza” fu sventrata l'area dell'odiernia piazza Matteotti; in relazione al palazzo a Porta Sant'Egidio, ultimo in ordine cronologico, voluto da Paolo Vitelli a meta '500, fu sistemato anche l'accesso principale alla città, conformando al complesso architettonico e dei giardini l'ampliamento del giro delle mura e una porzione dello stesso centro storico.

DAL SEICENTO A OGGI. L'assetto della città definito dai Vitelli fissa per almeno tre secoli forma e densità del tessuto urbano, nel quale in misura marginale incidono gli inserimenti delle fabbriche del Teatro (1660 dell'Ospedale (1785) e del Seminario vescovile (XVIII secolo). Nel Novecento la crescita fuori dalle mura avviene in forma lineare sugli assi d'uscita dalle porte S. Maria e S. Egidio. Più consistenti saranno le espansioni del secondo dopoguerra, avvenute in relazione alla ricostruzione (la città subì oltre dieci bombardamenti) e al coincidente esordio di una marcata attività industriale (stanziata in particolare a nord e a sud del centro storico). L'economia odierna si basa sull'integrazione tra agricoltura (tabacco) e industrie (settori metalmeccanico, poligrafico e della cartotecnica). Tra le attività tradizionali vanno segnalate l'industria tipografica, introdotta nel '500 e ancor presente con procedimenti di composizione manuale, la produzione di mobili in stile legata al commercio antiquario, e soprattutto la produzione di tessuti .

LA CITTA'

PiAZZA MATTEOTTI. Ampio e animato spazio della vita sociale, piazza detta un tempo “di Sopra” fu realizzata nel XVI secolo in relazione al palazzo Vitelli in Piazza, iniziato nel tardo '400 da Camillo, Giovanni e Vitellozzo che ne eressero il corpo posteriore (detto palazzo Vitelli all'Abbondanza per la destinazione a magazzino) sull'odierna via del Popolo, concluso da Alessandro ne 1545 secondo il gusto toscano. Sul lato occidentale prospetta il trecentesco ex palazzo del Podestà (ora Pretura), vasto edificio attribuito ad Angelo da Orvieto, che conserva le austere forme gotiche ed eleganti bifore nel prospetto sul corso Cavour, mentre rivolge alla piazza la facciata barocca del 1686.

PIAZZA GABRIOTTI. Vi si giunge per l'animato corso Cavour, tra cortine edilizie di qualità nelle quali si distingue l'edificio quattrocentesco dell'ex chiesa di S. Paolo al Macello , poi adibita a “salaria” (salatura della carne) e ora; mercato e, al piano superiore, a tipografia artigiana (fondata nel1799). Sottopassata una loggetta trecentesca, si sbocca in piazzia Gabriotti, già di Sotto o delle Donne: ha forma imbutiforme definita dalle strutture del palazzo pubblico e, innestato su questo, de Duomo sulle quali l'elevazione della torre civica fa da perno visivo.

PALAZZO COMUNALE. L'antico palazzo dei Priori, ora sede municipale, fu iniziato su disegno di Angelo da Orvieto nel 1322-34 e rimase incompiuto nella parte superiore; nella superficie a bugnato rustico si apre superiormente una serie di belle bifore. L'elegante portale da accesso all'imponente atrio, con robuste volte a crociera su pilastri poligonali dai bei capitelli e ampio scalone. Ne palazzo ha sede l'Archivio notarile, contenente atti dal 1328; nel la Sala maggiore, lapidi romane. Di fronte si erge l'alta torre civica, già del Vescovo (dalla sommità, ampio panorama), ornata d stemmi; la affianca l'ex Palazzo vescovile, fondato nel XII secolo completamente rifatto.

DUOMO. Intitolato ai Ss. Florido e Amanzio, fu eretto nell'XI se colo (secondo la tradizione su un tempio romano), ampliato ne 1356 e rinnovato quasi completamente sotto la direzione di Elia di Bartolomeo, del figlio Tommaso e di un maestro Piero di Lombardia. dal 1466 al 1529. Il fianco sinistro presenta parte del rifacimento trecentesco, con portale gotico ornato di colonne tortili e d rilievi (la Giustizia, la Misericordia, Vita di Maria e putti) in mezzo a tralci di vite. La facciata baroccheggiante e su disegno d Francesco Lazzari (1632), ma non venne compiuta ed e rimasta scoperta la parte superiore della fronte originaria, di semplici linee rinascimentali. Dell'edificio romanico sussiste l'agile campanile cilindrico, d'influsso ravennate.

IL RIONE SAN FLORIDO. Corrisponde al quadrante sud-occidentale delta città. Sulla destra del Duomo si segue la via delta Pendinella e, sul prolungamento di questa, la via de' Casceri, che si svolge tra palazzi nobiliari uno dei quali porta gli stemmi in pietra della famiglia Vitelli (la strada parallela prende nome dalla cosiddetta Rotonda, piccolo ambiente medievale coperto da una criptocupola, di cui è ignoto l'originario utilizzo). In un tessuto edilizio minore quattro-cinquecentesco, per le vie de' Cavalieri e Signorelli si raggiunge la chiesa di S. Domenico, imponente e austero edificio iniziato nel '300 e terminato nel 1424, con facciata incompiuta e portale a ogiva nel fianco sinistro sul quale si alza la quadrata torre campanaria. Dopo la visita dell'interno della chiesa si procede, a destra di questa, nel largo Monsignor Muzi, che ha a destra il lungo edificio degli Ospedali Riuniti (1785) e a sinistra ciò che resta dell'ex Fattoria Autonoma Tabacchi, sorta nel 1911.

PALAZZO VITELLI ALLA CANNONIERA. Dal largo Monsignor Muzi, ormai già prossimi alle mura urbiche, si vede a destra, in fondo al giardino, la facciata posteriore del palazzo fatto erigere da Alessandro Vitelli a partire dal 1521 (corpo centrale), ampliato a più riprese con l'aggiunta dell'ala meridionale, poi del prolungamento con loggetta verso le mura (1543) e infine dell'ala settentrionale aperta con loggiato sul giardino (1545). L'edificio, ispirato a modelli fiorentini, fu arricchito nel 1532-35 dalla decorazione a graffiti esterna eseguita da Cristoforo Gherardi, il Doceno, su uno schema compositivo ideato dal Vasari, ancora visibile sul prospetto rivolto al giardino. L'apparato decorativo delle sale interne e dovuto parte allo stesso Doceno, parte a Cola dell'Amatrice (il centro reatino era feudo dei Vitelli), con l'aiuto delle botteghe. Nel 1912 il palazzo (che deriva il nome dall'aver ospitato una fonderia di cannoni) fu ristrutturato sotto la direzione dell'ultimo proprietario privato Elia Volpi, antiquario e restauratore, che ne fece dono al Comune per destinazione museale.

PINACOTECA COMUNALE. Originata nel 1860 con la demanializzazione del patrimonio delle istituzioni ecclesiastiche soppresse, dal 1912 e sistemata nel palazzo Vitelli alla Cannoniera: si raggiunge l'ingresso costeggiando, al termine del largo Monsignor Muzi, le mura urbiche alle quali si appoggia la loggetta del 1543. Il primo allestimento della sede espositiva fu realizzato da Elia Volpi (1907-26) mirando alla ricostruzione di una residenza gentilizia cinquecentesca, con arredi lignei provenienti dalla collezione antiquaria dello stesso Volpi.

LA MATTONATA. Retrocessi alle mura, si continua lungo la cinta in via Borgo Farinario, nel popolare quartiere medievale cosi chiamato probabilmente perche i Vitelli fecero lastricare in mattoni l'omonima via, laterale al Borgo, dove avevano la primitiva residenza L'area ha restituito importanti testimonianze di epoca romana, tra cui i consistenti resti di pavimento a mosaico conservati all'interno di abitazioni private (via delle Santucce, via del Gemignano, via de Borghesi). Parrocchia dei Vitelli era la chiesa di S. Maria Maggiore dove si giunge al termine della strada. L'interessante costruzione fatta erigere da Niccolò Vitelli nell'ultimo ventennio del '400, poi alterata, e esternamente rinascimentale mentre l'interno conserva reminiscenze gotiche: alle pareti, resti di affreschi quattrocenteschi e, nell'abside, coro ligneo del XVI secolo con emblemi di casa Vitelli.

VERSO S. FRANCESCO. Si continua a sinistra nel corso Vittorio Emanuele, contraddistinto da un'edilizia cinquecentesca e barocca (al n. 27 il semplice palazzo Bufalini poi Bruni, del secolo XVI al n. 28 il settecentesco palazzo Tommasini-Mattiucci). Attraversata la piazza Matteotti, per via Angeloni si raggiunge la piazza Raffaello Sanzio (al centro, opera in bronzo di Elmo Palazzi in ricordo della caduta del governo papale 1'11 settembre 1860), chiusa sul lato orientale dal fianco della chiesa di S. Francesco. Eretta in forme gotiche nel 1273, fu rimaneggiata nel 1707; della prima costruzione rimangono le tre absidi poligonali e il fianco destro con bifore occluse e un portale ogivale.
RIONE S.GIACOMO. Da S. Francesco, proseguendo per la via Angeloni si arriva alla piazza Magherini Graziani, che ha a sinistra l'omonimo palazzo edificato in parte su strutture quattrocentesche. Da qui, per via S. Andrea si pub andare all'ex chiesa di S. Giovanni Decollato, nel cui interno si trovano due affreschi: Madonna e due angeli, del 1495, e Battesimo di Gesù, della scuola di Luca Signorelli. Vicino, nell'ex Seminario vescovile (secoli XVIII-XIX) sono conservati gli archivi storici della diocesi, con documenti dal '200. A sinistra di via S.Andrea si apre la via della Fraternità, con il monastero di S. Cecilia: nella chiesa, pavimento in cotto cinquecentesco ed Epifania, lunetta in terracotta smaltata di seguace dei Della Robbia; nel parlatorio, già chiesa del Paradiso, affreschi del '400. In via dei Fucci, cui conduce via della Fraternità, è il Teatro comunale, istituito nel 1660 dall'Accademia degli Illuminati, rifatto nel 1789 e restaurato nel 1861. La via Angeloni prosegue direttamente nella via XI Settembre sulla quale prospetta l'elegante palazzo Vitelli a San Giacomo, fatto erigere nei primi decenni del '500 da Vitello Vitelli per la moglie Angela Paola de' Rossi; vi hanno sede uffici municipali e l'Archivio storico comunale.

S. MARIA O MADONNA DELLE GRAZIE. Segue su via XI Settembre, preceduta da doppia scalinata. La chiesa, trecentesca di origine (portale gotico sul fianco sinistro), fu più volte ristrutturata tra Cinque e Settecento. Nell'interno a una navata: nella cappella a destra, Transito della Vergine, affresco di Ottaviano Nelli; nell'oratorio a sinistra: nelle lunette, storie di Maria attribuite a Bernardino Gagliardi, e sopra l'altare, entro tabernacolo, tavola con la venerata Madonna delle Grazie con i Ss. Florido, Filippo Benizi e angeli, parte di un polittico di Giovanni di Piamonte (1456).

BIBLIOTECA COMUNALE. Sistemata in via delle Giulianelle , che si stacca quasi di fronte a S. Maria delle Grazie, ha un importante fondo antico proveniente dalle biblioteche delle corporazioni religiose soppresse. In un locale e ordinata una piccola raccolta civica di materiale paleontologico e archeologico, con fossili di età preistorica ed etrusco-romana.

PALAZZO VITELLI A SANT’EGIDIO. Retrocessi in piazza Magherini Graziani, si segue a sinistra la via dei Lanari, incassata tra il muro di cinta del monastero delle Clarisse Murate e gli antichi opifici dei lanaioli. A1 termine, a destra, il perimetro murato del giardino guida all'ingresso, su piazza Garibaldi, del più vasto e ricco palazzo Vitelli, ora della Cassa di Risparmio, costruito nel rione Sant'Egidio da Paolo Vitelli a partire dalla meta del '500, concluso attorno al 1573. La facciata, corsa da cornici marcapiano, ha tre lunghe serie di finestre con belle mostre in pietra e due portali a bugnato.

PALAZZO ALBIZZINI. Si leva a sinistra del palazzo Vitelli. Architettura di derivazione fiorentina della seconda metà del '400, è sede della Fondazione Palazzo Albizzini “Collezione Burri”. istituita nel 1978 dallo stesso artista tifernate 1915-95) con la donazione del primo nucleo di opere di cui curo l'allestimento. La collezione comprende attualmente 130 pezzi, realizzati tra il 1948 e il 1989, e ordinati cronologicamente. La Fondazione dispone di un archivio, di una biblioteca specializzata sull'arte moderna e contemporanea e di una Fototeca, che documenta tutta la produzione di Alberto Burri.

PIAZZA COSTA. A sinistra del palazzo Albizzini, la via Mazzini porta in breve alla piazza dove sorge il cinquecentesco palazzo Bourbon del Monte, dove ha sede il laboratorio di tessitura Tela Umbra, sorto nel 1909 su iniziativa della baronessa Alice Franchetti per la conservazione delle antiche tecniche di tessitura, oggi di proprietà della Regione. Di fronte emerge il palazzo vecchio Bufalini, architettura vignolesca del '500, rimaneggiato nel '700. In pochi passi si passa di nuovo in piazza Matteotti. Sul retro del palazzo vecchio Bufalini si aprono le cosiddette Logge, cortile porticato (con accesso da piazza Matteotti) coperto con una struttura in metallo e vetro all'inizio del Novecento: da sempre è il luogo cittadino deputato a mercato, spettacoli, manifestazioni popolari e mostre.



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