Dalla valle del Nestore al Monte Peglia Marsciano e i suoi dintorni

MARSCIANO

 

Il comune di Marsciano è situato nel cuore dell’Umbria, in una posizione centrale tra le città di Orvieto ad ovest, Assisi ad est, Perugia a nord e Todi a sud. Il territorio comunale, con la sua campagna fertile percorsa dal Tevere e dal Nestore e le dolci colline segnate da borghi e da castelli medievali, comprende ben 18 frazioni. Essere un importante crocevia di transito fra Perugia, Todi ed Orvieto ha caratterizzato, fin dall’epoca etrusca, la storia di Marsciano assegnandole una posizione di primo piano e favorendone lo sviluppo, ma spesso rendendola anche teatro di aspre battaglie. L’antico castello di Marsciano fu donato ai Conti Bulgarelli dall’Imperatore Ottone II nel 975. Nel 1281 la famiglia Bulgarelli si sottomise a Perugia, nel 1424, quando Braccio Fortebraccio, capitano di Perugia morì, il Papa Paolo III prese il potere a Perugia e Marsciano. La città pagò 3.000 ducati d’oro alla Santa Sede ottenendo così l’indipendenza da Perugia e, nel 1531, la possibilità di emanare un proprio Statuto. Tale documento stabiliva molte norme, alcunedelle quali sono ancora valide, come quella del mercato settimanale del lunedì mattina e la celebrazione del Santo Patrono, San Giovanni, il 24 Giugno. Marsciano rimase sotto il dominio papale fino all’Unità d’Italia proclamata nel 1860. L’economia del luogo è prevalentemente agricola, le coltivazioni del frumento, del granturco e del tabacco caratterizzano la maggior parte dei terreni del luogo. Molto importanti sono anche la coltivazione di tutti i tipi d’ortaggi e le colline pullulano di alberi di olivi e di vite; si coltivano anche girasoli, orzo ed avena. Recentemente si sta assistendo ad una ripresa d’interessi nei confronti dell’agricoltura, collegata anche allo sviluppo di un nuovo tipo di turismo: l’agriturismo. Le prime industrie si sono sviluppate a Marsciano dopo la seconda guerra mondiale, attualmente sono sorte imprese nei settori manifatturiero, metalmeccanico e del laterizio, accanto ad attività di artigianato di qualitàcome: la lavorazione delle ceramiche, i tessuti umbri al telaio, la lavorazione del legno e del ferro battuto. Una delle attività tipiche è la produzione del laterizio e della terracotta. Per far divenire Marsciano “capitale del laterizio”, comune ed imprese lavorano ad un progetto per il recupero delle vecchie fornaci, per la realizzazione del parco delle terre lavorate e di un museo-laboratorio di ricerca artistica ed edilizia. E’ un po’ il tema quotidiano di questo territorio: conservare con cura i segni della storia e del tempo passato e vivere pienamente la contemporaneità. La cittadina è gemellata dal 1982 con la città francese di Tremblay en France, che dista circa 20 Km da Parigi. Dal 1985 ha stretto un gemellaggio con la città di Orosei in Sardegna e dal 1987, insieme alla città gemella di Trambly en France, ha attivato un gemellaggio di cooperazione con la cittadina africana di Loporeni in Burkina Faso. Nel 1998 è stato sottoscritto un patto di amicizia con la città di Jablonec Nad Nisou, nella Repubblica Ceca. I numerosi gemellaggi testimoniano la voglia di amicizia e di solidarietà ed il desiderio di conoscere nuovi popoli che la gente, di questo territorio, sa esprimere.

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SAN VENANZO

Tra un bosco fitto di alberi ad alto fusto, sullo sfondo di uno scenario paesaggistico tra i più suggestivi del centro Italia, dominato dal monte Peglia, sorge il paese di San Venanzo. Un posto ancora oggi incantato, tra le bellezze di una natura incontaminata che parla di lontani insediamenti umani, reperti archeologici testimoniano la presenza dell’uomo in quella zona sin dall’era Paleolitica.Tuttavia la comparsa di nuovi nuclei abitativi ed il potenziamento dei preesistenti risalgono al rinnovamento economico-sociale manifestatosi in Italia intorno all’anno mille, epoca in cui anche il territorio di San Venanzo cominciò ad avere una propria fisionomia fissata in toponimi che rimandono alle loro caratteristiche strutturali: così i paesi di San Venanzo, San Vito, San Marino prendono il nome dai Santi a cui sono dedicati. In merito a San Venanzo e San Vito è possibile con un certo fondamento sostenere che la loro origine sia anteriore a quella delle altre frazioni poiché è da ritenersi che nei pressi dei luoghi consacrati dalla pietà popolare alla venerazione dei due Santi, Venanzio Dalmata e Vito Siciliano, martirizzati al tempo dell’imperatore Diocleziano, i rispettivi fedeli abbiano cominciato a edificarne gli altari prima dell’XI sec. e nel caso di San Venanzo, dopo un ipotizzabile passaggio del corpo del Santo nel secolo VIII. La leggenda racconta che il giovane Venanzo (raffigurato come un soldato romano) transitando a cavallo per l’Umbria (come il Pontefice e la sua scorta diretti a Roma), fermatosi alle pendici del monte Peglia per dissetarsi fece scaturire con la punta della sua spada, una polla d’acqua dalla roccia. Ecco perché in un luogo non lontano dal centro del paese, indicato come il Ciocco di San Venanzo, la tradizione vede sulla pietra l’orma di uno zoccolo di cavallo sempre bianca e lucente, nei pressi di una fessura dalla quale sgorga quell’acqua cercata dal martire, ma che potrebbe anche essere quella cercata dal corteo papale che ne trasportava le spoglie a Roma. La rinascita economico-sociale, manifestatasi dopo l’anno Mille, diede luogo ad una serie di insediamenti laici: villaggi circondati da mura (Castra o castelli) e piccoli centri non fortificati (Villae) ed insediamenti ecclesiastici: pievi, abbazie e santuari. Le costruzioni ecclesiastiche si sviluppa rono attorno a monasteri benedettini o camaldolesi mentre, le costruzioni o fortificazioni degli insediamenti laici trovarono ubicazione ai margini della campagna, attorno alle città con il beneplacido dei Vescovi. Le Pievi, a quei tempi erano una rete di chiese o parrocchie rurali che si formarono lentamente all’interno delle diocesi dirette dai vescovi urbani. Favorite dal movimento di ruralizzazione, l’edificazione delle parrocchie (Plebes da cui derivò la pieve italiana), consentì una diffusione in profondità del cristianesimo. La pieve sostituì il Municipium romano, infatti nella Pieve si registravano le nascite, le morti ed il numero di famiglie presenti nel contado. Per il turista, amante di cose belle, il giro del borgo può iniziare con la visita al Parco Municipale di San Venanzo dove, tra pian te secolari, sorge il Palazzo Municipale costruito agli inizi del 1800 dal conte Venanzio Faina, sui resti di quello che era il castello. Delle vecchie fortificazioni si possono ammirare ancora oggi i resti delle possenti mura, la torre campanaria di quella che era la chiesa del castello (XIII secolo) ed una delle torri che nel Settembre del 1996 è stata restaurata egregiamente e da cui è possibile ammirare (si può salire fino in cima) un paesaggio unico e suggestivo. Altro edificio degno di nota è la chiesa parrocchiale dedicata a San Venanzo martire, costruita in stile neogotico nel 1913, al suo interno sono custodite tele del 1600 e del 1700. Nel paese esisteva un’altra chiesa, quella di San Rocco del XIII secolo, di cui purtroppo oggi restano poche tracce in una abitazione situata al centro del paese. A San Venanzo si festeggiano numerose ricorrenze a cui partecipa sempre tutta la popolazione ed i numerosi turisti: 8 maggio festa del patrono San Venanzo, 8 settembre quella della Madonna Liberatrice e sempre nella stessa chiesa quella della Madonna dei Bifolchi ed il 15 dicembre Santa Cecilia.

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COLLAZZONE

Nel cuore dell’Umbria distese infinite di alberi fanno da cornice ad una cittadina che spunta maestosa su di un colle: Collazzone. Percorrendo la SS 421 si giunge nel cuore di questo paese, sito in provincia di Perugia, in questi luoghi che hanno vissuto eventi ricchi di storia tanto da renderli famosi in tutto il mondo. Il paese è posto a 469 m. di altitudine e le prime testimonianze storiche risalgono all’epoca mesozoica. Il luogo, come quelli limitrofi, circa cinquecento milioni di anni fa fu sommerso dalle acque del lago Tiberino e l’ambiente che si venne a creare divenne l’habitat ideale per la fauna e la vegetazione preistoriche. Questo evento naturale ha portato, nei secoli successivi, molti studiosi ad analizzare e cercare testimonianze di vita di milioni di anni fa. Infatti, nel 1739, Andrea Giovannelli grande archeologo todino, scoprì addirittura un teschio di elefante, parente del Tirannosauro Rex. Il borgo, posto al centro della via che porta da Orte all’Italia settentrionale, divenne terra di insediamenti etruschi dovuti alla sua ottima posizione territoriale che oltretutto permetteva la coltivazione di prodotti agricoli. Ma anche dopo l’insediamento della popolazione Romana in queste terre, la via principale fu protagonista di continui pellegrinaggi di chi si recava alla tomba di S. Pietro a Roma. La firma della presenza del popolo dell’Impero Romano è testimoniato con le “Carceri”, un tipico esempio di edilizia tardo imperiale, ma ancora più importante è la targa che certifica la colonizzazione della tribù “Clostumina”. Attorno al 548 questo territorio divenne parte del ducato di Roma e venne separato dal ducato Longobardo tramite imonti Martani. Le lotte tra i due ducati, per i possedimenti di queste terre, trovarono fine solo intorno al 759 quando Collazzone fu iscritto nel territorio d Todi. La forma urbanistica del luogo con le sue frazioni (Collepepe, Casalalta, Piedicolle, Canalicchio e Gaglietole) è tipica dell’età medioevale, e proprio a quell’era risalgono gli innumerevoli castelli e le pievi, che ancora oggi noi possiamo ammirare. L’Italia centro settentrionale, compresa Collazzone e le sue frazioni, vide attorno alla prima metà del 1200 il decadere delle potenze dei Ducati ma vide anche gli innumerevoli scontri che si tenevano tra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini portandola alla rinuncia di una tanto attesa libertà come Comune indipendente. Dal 1647 Il borgo medioevale acquista relativamente la sua autonomia poiché rimase pur sempre nell’ambito dei poteri dello Stato Pontificio fino a quando Napoleone fece “capolino” con la sua politica di occupazione territoriale. Questo paese trovò la tanto agognata libertà solo dopo la formazione del Regno d’Italia. In questa terra ammaliante con paesaggi incantevoli e monumenti affascinanti si trova Collazzone, paese ricco di vicoli e stradine che fanno rispecchiare il turista in un mondo di un’epoca lontana che ormai non c’è più: quella medioevale. La Chiesa di S. Lorenzo, posta nel centro storico del paese, è il primo monumento che si incontra giungendo dalla superstrada, poiché si arriva direttamente nella piazza della suddetta chiesa parrocchiale. L’edificio fu costruito attorno al 1800 e quello che lo rende particolare è la maestosità del campanile adagiato sul suo fianco. Nei pressi di Collazzone esiste anche un’altra costruzione di grande importanza sia monumentale che storica: il Convento di S. Lorenzo. Inizialmente, questo luogo santo, fu abbazia benedettina, poi venne donato al vescovo di Todi per mezzo del quale vi si insediarono le clarisse. Al suo interno si trova la cripta che ospita il corpo del grande Jacopone da Todi morto nella notte di Natale del 1306. Nel convento si trova anche il sepolcro di Matilde Marzia la madre del Beato Simone da Collazzone.

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FRATTA TODINA

Fratta Todina è il comune più piccolo del comprensorio ed uno dei più piccoli comuni dell’Umbria: conta infatti 1732 abitanti. Sorge su di una collina, alla confluenza del torrente Faena con il fiume Tevere, probabilmente nel territorio dove esisteva un villaggio che Plinio chiamava “Tudernum”. Intorno al paese gravita un territorio ove l’insediamento si disper- de in piccoli agglomerati o case isolate. Il luogo è un bellissimo esempio di borgo medievale, con una struttura imperniata su una sola strada e murata, su cui si sono inserite abitazioni di varie epoche aperte da due sole porte. Per quanto riguarda l’origine del paese, alcuni scrittori pretendono che il moderno villaggio sia sorto sulle rovine dell’antica. “Tudernum”, di cui parla Plinio, e che devastato dai Goti, fosse poi ricostruito nel 1231 in un terreno di proprietà della Mensa Vescovile di Todi, donde derivò il nome che si può riscontrare in diversi documenti, di “Fracta Episcopi”. Nel 1334 passò sotto la protezione dei Fiorentini e sotto questa Repubblica rimase sino all’anno 1413, allorché se ne rese padrone Braccio Fortebraccio che la fortificò e la cinse di mura. In seguito la terra si resse da se indipendente, sino al 1452, anno in cui Nicolò V la pose al- l’immediata dipendenza di Todi, e quindi fece parte dello stato della chiesa, seguendo le sorti degli altri comuni dell’Umbria. Le mura che circondano il nucleo antico, vennero costruite nel sec. XIII e XIV, ma recano tracce abbastanza vistose di rimaneggiamenti rinascimentali: sono scandite da robuste torri quadrate oggi in maggior parte mozzate. L’altra torre civica, sempre d’epoca medievale, si appoggia all’interessante palazzetto vescovile, anche questo edificato intorno al XIII secolo ma con evidenti rifacimenti in età romantica. La parrocchia è una costruzione del ‘700 ad una navata, l’annesso oratorio, forma quasi una navata minore con altari e decorazioni a stuc- co dell’epoca: la facciata fu rimaneggiata nell’800. La casa parrocchiale è costruita sui resti di una chiesa scomparsa, della quale sussiste l’absidiola romanica. Il Convento di S. Maria della Spineta (a ovest dell’abitato) è di costruzione settecentesca. L’economia di Fratta Todina è prevalentemente a carattere agricolo, si coltivano cereali, foraggi, tabacco, olive ed uva. Molto sviluppato è l’allevamento dei suini. L’industria è presente con uno stabilimento per la lavorazione del tabacco. Il patrono del borgo è San Michele Arcangelo, molto venerato dalla popolazione e si fe- steggia il giorno 8 di Maggio.

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