Sulla gola del Nera: Narni "La latina Narnia"

BREVI CENNI STORICI

 

Città di antichissima origine, Narni m 240, ab. 20160, sorge su uno sperone a dominio della gola del Nera e della conca ternana, in sito di difficile accesso per l'asperità dei versanti che ne condizionarono forma e sviluppo urbano. In prossimità del confine tra Umbria e Lazio, fu nodo stradale di fondamentale importanza per il controllo della viabilità tra Roma e l'Adriatico,  legando per secoli a tale ruolo le sue fortune e subendo per questo assedi e distruzioni. L'abitato ha forma allungata, costretta dalla morfologia del colle, e un impianto articolato che ne denuncia le fasi formative: da quella umbra e romana del settore settentrionale (il terziere di S. Maria), regolare  nel reticolo viario innervato dall'asse urbano della Flaminia, a quella medievale (secoli XI-XIV) che progressivamente ha occupato il monte con la formazione dei terzieri di Fraporta e di Mezule: sulla sommità, separata dalla città, la Rocca albornoziana, simbolo del potere papale. Ricco di stratificazioni, il tessuto edilizio del centro storico è  l'esito dell'ampia ricostruzione seguita al sacco dei Lanzichenecchi (1527), che mostra, nella diffusa qualità urbana, il tono un po dimesso delle città pontificie sei-settecentesche ridimensionate a un ruolo culturalmente e politicamente periferico. La città moderna (Narni Scalo) si e formata come nucleo distinto e separato nel piano sottostante, dove hanno esercitato potere di attrazione il fiume e la ferrovia.

LA FORMAZIONE. L'abitato insiste sullo sperone occupato, nella parte settentrionale più dirupata, dall'umbra Nequinum, I' “oppi dum” murato come informa Livio - che i Romani conquistarono gia nel 299 a.C. per la sua importanza strategica al fine della penetrazione nella regione. Narnia, colonia di diritto latino, si sovrappone al precedente insediamento e conferma il suo ruolo territoriale: tappa obbligata lungo la Flaminia, che forse ne costituita l'ossatura viaria urbana dalla piazza Cavour alla piazza Galeotto Marzio, con la ristrutturazione viaria augustea diviene punto di partenza del diverticolo orientale per Terni e Spoleto. La crescita successiva si giustappone a questo nucleo originario (tuttora riconoscibile per il reticolo ortogonale) imperniandosi sulla Cattedrale, innalzata (secolo XII) immediatamente fuori del perimetro murato antico che viene ampliato per includere il polo religioso. L'urbanistica medievale disegna un impianto irregolare, che progressivamente occupa il colle avendo come cerniera l'odierna piazza Garibaldi. Oltre l'arco del Vescovo (antico ingresso in città della Flaminia) si forma il terziere di Fraporta, mentre la successiva espansione a sud da luogo al 'nuovo' terziere di Mezule.

LA CRESCITA. A partire dall'XI secolo, la città medievale (che si ribellerà nel 1112 a papa Pasquale II, nel 1167 a Federico Barbarossa, e nel 1242 schiererà con Roma e Perugia contro l'impero) proietta la sua influenza territoriale su San Gemini, Stroncone, Calvi, Otrlcoli e Castiglione (l'antico -Castellum Amerinum-) presso il Tevere (qui, entrava in Umbria la Via Amerina). La fase di espansione politica ed economica si traduce in città nella costruzione degli edifici pubblici (palazzo del Podestà) e delle architetture religiose che tuttora documentano la fioritura dell'arte medievale narnese (la Cattedrale, S. Maria Impensole, S. Domenico). Gli investimenti nella riqualificazione urbana (loggia dei Priori, S. Agostino; presenza di artisti quali Benozzo Gozzoli, il Vecchietta, Pier Matteo d'Amelia, lo Spagna) non si interrompo no con la fine dell'autonomia imposta dalla Chiesa, che anche qui vi erige evidenza possente del suo potere la Rocca (1367-78) sull'alto del colle.

LA DECADENZA. ~ Su una città già colpita da un inarrestabile decesso (cui fa riscontro, nell'area, la progressiva crescita del ruolo di Terni) che si abbattono, al principio del '500, le truppe dei Lanzichenecchi di ritorno dal  sacco di Roma (Leandro Alberti, qui in viaggio nel 1530, racconta di un abitato completamente devastato e decimato nella popolazione). Questo evento assume, nella tradizione storiografica locale, un significato negativo quasi simbolico a evidenziare una cesura irreparabile nella storia della città. L'abitato risorge ridimensionato e non conosce più significativi aggiornamenti neppure formali. Tra Otto e Novecento ha inizio nella pianura sottostante la crescita industriale  attorno a Narru Scalo, che formerà un ampio agglomerato a nord del Nera.

ITINERARIO

PORTA TERNANA. Detta in passato dellì Arvolta, costituiva l’ingresso nella città murata medievale della Flaminia. L'odierno manufatto, costruito nella seconda meta del '400, ha gli stipiti e l'arco a bugnato, ed e fiancheggiato da robusti torrioni. La via Roma conduce alle piazze centrali.

PIAZZA Garibaldi. L'antica denominazione di piazza del Lago segnala che, sotto il livello stradale, si apre una grande cisterna medievale (il “lacus”) costruita su una precedente di età romana, alimentata dall'acquedotto della Formina. La fontana che la sovrasta, rifatta dopo il 1527, ha bacino poligonale in mattoni (XVI secolo) e vasca in bronzo trecentesca decorata con protomi zoomorfe. La piazza, esito di molteplici trasformazioni come rivela la sua articolata e irregolare conformazione, ha a sinistra una torre medievale superstite ed e dominata nella parte alta dal fianco del Duomo, tra i documenti maggiori del romanico umbro, che da la facciata sulla più elevata piazza Cavour. L'angusto passaggio tra le due piazze fu ampliato nel 1832 abbattendo una colonna del portico del Duomo, sostituita dalla mensola che si appoggia all'ex Palazzo vescovile. Si e qui sul bordo esterno della città romana, in sito di notevolissime stratificazioni che consentono di ricostruire le fasi formative della città nella transizione dalla tarda antichità all'età paleocristiana.

DUOMO. Il primo vescovo della città, san Giovenale, cui è intitolata la chiesa, fu sepolto nel 376 sul margine esterno delle mura (secondo l'uso romano), e certamente al suo culto (e a quello dei primi vescovi narnesi)  è connessa la necropoli alto-medievale individuata sotto la pavimentazione della piazza Cavour, con tombe a fossa scavate nella roccia e a deposizione multipla. Sulla sepoltura sorse un sacello che, nel IX secolo, doveva già avere le dimensioni di una piccola basilica dove si veneravano anche le spoglie di san Cassio, qui deposto nel 558. La costruzione dell'odierno edificio, avviata nel 1047, si protrasse per circa un secolo (la consacrazione e del 1145, per mano di papa Eugenio III); nel 1322 fu ricostruita la parte absidale. La semplice facciata rettangolare, trasformata nel XIV secolo, e preceduta da un elegante portico ad archi su colonne sor montati da un bel fregio rinascimentale, opera (1497) di maestro  Lombardi. Sotto il portico si apre il portale maggiore, del secolo XII con ornati classicheggianti; a destra, un bell'arco finemente decorato da accesso alla cappella dell'Università dei Muratori (1506), poi del battistero. Restauri hanno messo in evidenza resti della costruzione romanica (facciata, fianco della navata centrale e testata del transetto). Il fianco sinistro, aperto da un bel portale romanico, mostra un tratto della muratura di fondazione. A destra del portico, nel muro che chiude da questa parte la piazza Cavour, sono inseriti grossi blocchi di pietra, avanzi della cinta urbica della romana Narnia

CAMPANILE del Duomo, retrostante alla chiesa e visibile dalla via del Campanile, laterale sinistra della via Garibaldi, e una poderosa costruzione sorta sulle fortificazioni romane, inferiormente romanica (secolo XII) in pietra calcarea e superiormente rinascimentale (secolo XV) in laterizi ornata di bacini in maiolica.

PINACOTECA CIVICA Nel seicentesco ex Palazzo vescovile sono ordinate le raccolte di pittura di proprietà civica in parte già esposte nel museo di S. Domenico e nel palazzo del Podestà, in parte provenienti dalle chiese della città, oltre alle oreficerie già di pertinenza del tesoro della Cattedrale. I1 progetto espositivo prevede un'articolazione tematica volta a illustrare la storia della città e dell'arte narnese dal XV al XIX secolo. E’ in progetto il trasferimento nel palazzo Eroli

VIA GARIBALDI Muove rettilinea dalla piazza Cavour e dall'antichità costituisce (con la susseguente via Mazzini) l'asse viario principale della città, forse insistente sul tracciato urbano della Flaminia. La via consolare avrebbe iniziato qui il tratto superiore urbano dopo aver varcato, poco più in basso, le mura urbiche dalla porta romana oggi detta arco del Vescovo perchè si appoggia all'ex Palazzo vescovile , il manufatto, ricostruito nel Medioevo sulle fondamenta antiche e riutilizzando il materiale originale, a raggiungibile scendendo, di fronte al Duomo, per il voltone del vicolo Belvedere. La via Garibaldi unisce la Cattedrale alla piazza maggiore (dei Priori) tra cortine edilizie che mostrano la sovrapposizione di interventi ripetuti nell'arco di più secoli a partire dalle strutture a torre medievali.

S AGOSTINO. A destra della via Garibaldi, quasi in corrispondenza degli 'scaloni' che introducono alla via del Campanile , diverge la via Ferrucci, caratteristica per le alte case d'antico aspetto (notare, al principio, due poderose case-torri medievali). La strada scende, per il tramite di via dell'Asilo, alla chiesa di S. Agostino, fondata in posizione emergente sopra le mura nel XIV secolo, rifatta nel secolo successivo, rinnovata e riconsacrata nel 1728; nella facciata si apre a destra una nicchia con affresco (Madonna col Bambino e i Ss. Andrea e Agostino) di Pancrazio Iacovetti.

VIA GATTAMELATA. In discesa oltre S. Agostino, la via introduce a un rione che conserva spiccati caratteri medievali associati a significativi elementi del rinnovamento rinascimentale. Ai Cinquecento appartiene l'imponente palazzo Capocaccia, che ingloba strutture dell'oratorio di S. Valentino, che la tradizione vuole fondato da san Giovenale. Più in basso, la casa dove sarebbe nato (attorno al 1370) Erasmo da Narni, il Gattamelata, capitano della Repubblica di Venezia, con arco superstite dell'edificio trecentesco. La via si conclude alla porta Nuova, forse su disegno del Vignola (seconda meta del '600), che si apriva nella nuova cinta muraria, arretrata rispetto alla precedente medievale identificata dalla porta della Fiera, con arco a sesto acuto (più in basso, sulla ripida discesa verso il piano). Tra le due murazioni si stendeva il rione di S. Apollinare, raso al suolo dai Lanzichenecchi. Retrocessi a destra per via Marcellina si può raggiungere, in bel contesto ambientale, la piazza Galeotto Marzio.

PIAZZA MARCONI. Si apre a sinistra della via Garibaldi, precedendone lo sbocco nella piazza maggiore. Vi sorge il Teatro Comunale, le, costruito nel 1856 su progetto di Giovanni Santini, riaperto dopo i restauri conclusi nel 1998. Di fronte l'edificio della Cassa di Risparmio, sotto il quale sono emersi resti della pavimentazione del foro romano, a larghi blocchi di calcare.

PIAZZA DEI PRIORI. Foro della città romana e poi “Platea Maior”  della Narni medievale, la piazza, lunga e stretta, e definita fra XII e XIV secolo con la costruzione dei palazzi pubblici che si fronteggiano formando il nucleo di architettura civile più significativo della città. A destra si allineano la casa Sacripanti, con tre bassorilievi medievali murati nella facciata, e il palazzo dei Priori, sovrastato dalla bella torre civica: ricostruito a meta Trecento, si compone di una bellissima loggia attribuita al Gattapone, con due alte arcate aperte in un grandioso portico sostenuto da un poderoso pilastro, e con volte a crociera. A destra del semplice portale, il pulpito dal quale si leggevano i bandi. Trasformato ripetutamente, fu sopraelevato nel XVI secolo; nel 1618 i Padri Scolopi lo degradarono a scuola; di proprietà comunale.

PALAZZO DEL PODESTA’. Oggi sede del Municipio, fu realizzato nella seconda meta del XIII secolo accorpando tre case-torri; venne rinnovato alla meta del '300 e ancora nel secolo successivo con l'aggiunta di sei finestre crociate. L'ambiente a destra del portale rinascimentale a bugnato era in origine la cappella, il cui arco d'accesso venne poi ridotto con la singolare composizione di bassorilievi del secolo XIII (leone e drago, caccia col falco, duello tra due cavalieri, decollazione di Oloferne) sotto i quali è una finta loggetta, il locale (ora sede della Pro Narni) conserva un affresco (Cristo re) attribuito ai Torresani .

FONTANA. E’ collocata in fondo alla piazza, al piede del cinquecentesco palazzo Calderinì. Alimentata un tempo dall'acquedotto della Formina, ha coppa bronzea decorata da sei protomi zoomorfe alternate a stemmi della città; al di sotto, corre l'iscrizione dedicatoria con l'anno di esecuzione (1303); il bacino, semplice ed elegante, è caratterizzato dalla bicromia dei materiali; le quattro vaschette in marmo sono aggiunta del XVI secolo. Nell'area alle spalle della fontana sono venuti alla luce, a oltre 4 metri di profondità, resti di un edificio pubblico romano pertinente al foro.

VIA MAZZINI Proseguimento della via Garibaldi, e qualificata dalle nobili residenze dell'aristocrazia narnese tra le quali emergono, a destra il palazzo Mosca, del XVII secolo, e a sinistra il coevo palazzo Bocciarelli, fronteggiato da una delle più antiche chiese della città, sul sito dove la tradizione vuole sorgesse un tempio romano dedicato a Bacco. La via continua avendo a sinistra il palazzo Scotti, architettura di meta '500 interessante per il portale e le finestre di notevole fattura e per la loggia interna, riferita ora al Sangallo ora a Ippolito Scalza; nel 1581 gli ambienti furono decorati dagli Zuccari con affreschi in parte conservati. Emergono poi a destra le due altissime Torri dei Marzi, famiglia cui appartenne il letterato, astronomo e anatomico narnese Galeotto Marzio (secolo XV).

S. DOMENICO. L'importante complesso religioso si dispone a sinistra della via Mazzini, sul luogo dove la tradizione vuole sorgesse un tempio dedicato a Minerva. L'ex chiesa, passata ai Domenicani con bolla papale del 1304, fu la prima Cattedrale della città e la sua intitolazione a S. Maria Maggiore dette nome al terziere. Eretta nel XII secolo, fu a più riprese trasformata come evidenziano le manomissioni della facciata, a due ordini sottolineati dalla cornice sostenuta da mensole a protomi umane e animali, sopra la quale si apre un finestrone che sostituì le originarie tre finestre tipiche dell'architettura narnese; a destra, in alto, un avanzo di trifora con tracce di mosaico. Notevole il portale del XII secolo, decorato di girali vegetali che accludono clipei con busti degli apostoli. A sinistra s'innalza il poderoso campanile.

VERSO PIAZZA MARZO. La via Mazzini continua tra edifici aspetto cinquecentesco con inserti medievali tra cui si riconosce, a destra, la casa-torre dei Diofebi, struttura trecentesca con aggiunte successive. A sinistra, la chiesa di S. Restituta, iniziata assieme al monastero di monache francescane nella seconda metà del XVI secolo, completata nel 1604; all'altare maggiore, Visitazione del Cavalier d'Arpino (c. 1605). Si sbocca nella piazza Galeotto Marzio, localmente più nota come piazza Cajola, dove a sinistra sorge il palazzo Cardoli, con imponente portale e bella serie di finestre del XV secolo; all'interno, arioso cortile rinascimentale. In fondo l'Istituto assistenza Infanzia “Beata Lucia “, fondato nel 1739; nella chiesa, Cristo appare alla beata Lucia di Etienne Parrocel (1750). 

DA S. DOMENICO A S. FRANCESCO. Si retrocede a S. Domenico e al retrostante giardino di S. Bernardo per proseguire nella via Saffi, con case che conservano strutture medievali (notare quella al N. 5, con finestre crociate, e una casa-torre). Segue, N. 1, il palazzo Eroli, ampliato e rinnovato tra Sei e Settecento, che ingloba una torre forse del XIV secolo (il nucleo più antico) e un'altra costruzione del XV con finestre guelfe; due brani di graffito in facciata e sul fianco raffigurano foglie di edera, simbolo della nobile famiglia cui appartenne. Il palazzo è in ristrutturazione per divenire sede della Biblioteca comunale e dei Museo civico, che accoglierà  anche i reperti archeologici da S. Domenico e dal palazzo del Podestà, oltre a una sezione di archeologia industriale.

S. FRANCESCO. Ii complesso francescano, che segue subito a destra, fu eretto nei x~v secolo sul luogo dove la tradizione vuole avesse d~norato ii santo di Assisi, chiamato a Narni dal vescovo Ugolino nei 1213. La facciata, alterata da interventi successivi (cospicui quelli seicenteschi), ha un ricco portale gotico sormontato da una edicola con affresco del xvn secolo.

MEZULE. Il terziere occupa la parte meridionale e più elevata dello sperone su cui sorge la città, culminante nella Rocca. Vi si sale da piazza Garibaldi, per il segmento iniziale di via del Monte, quindi a sinistra via Cocceio Nerva. A1 termine di questa sorge la chiesa di  S.Margherita, costruita entro i primi anni del '600 assieme al monastero di Benedettine riservato alle nobili. L'interno, a navata unica, ha volta decorata a stucchi (nel riquadro centrale, la santa titolare). Alle pareti, ciclo di affreschi con storie di S. Margherita, eseguito nel 1606 da Antonio Circignani; sull'altare maggiore, Madonna col Bambino in gloria tra i Ss. Margherita e Bernardo, e ai lati S. Caterina da Siena e S. Margherita d 'Alessandria, opere del XVI secolo.

ROCCA. Si può salire al complesso fortificato continuando per la caratteristica via del Monte scavalcata da una bella loggia quattrocentesca in cotto, oppure in automobile seguendo la direzione per la Flamia verso Roma, quindi a sinistra. La monumentale Rocca m 332 fu innalzata nella seconda meta del '300 per volere del cardinale Albornoz su disegno forse di Ugolino di Montemarte e successivamente (specie nel '400) in parte ripresa. Tra i due nobili portali si apre lo scenografico cortile reso vivace dalla scala esterna; negli spazi interni si sovrappongono soluzioni decorative apportate a più riprese fino al XIX secolo. Nella cappella detta del Cardinale, ubicata nel poderoso mastio, rimane una Madonna col Bambino e committenti attribuita al gruppo del Maestro del 1409 e assegnata alla prima meta del XV secolo anche per la presenza dello stemma di Eugenio IV. Poco sotto la Rocca si trova la fontana Feronia, già sede di un luogo di culto preromano tributato a questa divinità, di cui sopravvive oltre al toponimo anche un cunicolo sotterraneo di captazione della sorgente d'acqua.



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