Processione dell'Illuminata TREVI - 27 GENNAIO 2011


Processione dell'Illuminata in onore di S. Emiliano, Patrono della Città e del Comune di Trevi.

È sicuramente la manifestazione "in tempo reale" più antica dell'Umbria, potendosi far risalire all'alto medioevo o addirittura al tardo-antico. La sera del 27 gennaio, da sempre, alle 18,30 la statua del santo patrono viene portata processionalmente per le vie della città, preceduta dai labari, dai "cerei" e dal gonfalone, secondo un ordine di sfilata che si ripete da secoli, pur adattandosi ogni anno ad esigenze contingenti. I "cerei" o "ceri" sono apparati, portati da una o più persone a seconda della grandezza, con i simboli o i prodotti delle associazioni e delle imprese commerciali, artigiane e industriali (anticamente delle arti e delle corporazioni).
Il percorso della processione ricalca il tracciato interno della seconda cerchia di mura castellane e pertanto è sempre lo stesso almeno dal 1264, anno in cui si effettuarono altri ampliamenti. Da tempo immemorabile si chiama l'Illuminata poiché, in un mondo rischiarato da deboli fiammelle, l'illuminazione straordinaria del percorso e di tutta la città era l'aspetto più appariscente della manifestazione. Con l'avvento della luce elettrica all'inizio del secolo, essendo le strade e le piazze già di norma illuminate più di quanto non sia mai stato, si ritenne necessario illuminare a giorno ogni angolo del percorso. Dopo continui aumenti potenza impegnata, dal 1997 si è limitato l'impiego dell'illuminazione elettrica per riproporre l'antica suggestione delle fiaccole.

L'ordine della sfilata

L'ordine dell'uscita della processione, codificato da tempo immemorabile, viene rigorosamente rispettato anche oggi, sia pure con continue, parziali modifiche dovute alla scomparsa di antiche corporazioni o attività e alla nascita di nuove. Terminati i "Primi Vespri", dopo l'incensazione della statua, comincia l'uscita dalla chiesa dei vari partecipanti, chiamati ad alta voce da un lettore, incombenza questa che di solito viene affidata ad un anziano poiché i giovani si alternano a portare la statua. Certamente, questa fase della cerimonia era ancor più suggestiva in assenza di amplificazione sonora, quando era indispensabile che l'annunciatore avesse una voce possente.
Fino all'ultimo dopoguerra l'incarico era affidato a Ugo Perugini, soprannominato Ciòmici (vocabolo d'ignoto significato!) Gli succedettero Carlo Zenobi e Gastone Cecchini negli anni '90

Sant' Emiliano

Il suo vero nome è MILIANO, come venne chiamato fino a tutto il XV secolo e come la nostra gente lo chiama ancora.
Proveniente dall'Armenia, fu consacrato vescovo nel 298 dal papa Marcellino ed inviato a Trevi dove già esisteva una comunità cristiana evangelizzata, ormai da un secolo, da Feliciano vescovo di Foligno. Emiliano fu il primo vescovo di Trevi. Proclamata la decima persecuzione dall'imperatore Diocleziano con l'editto di Nicomedia (23 febbraio 303) i cristiani che si rifiutavano di sacrificare agli dei venivano messi a morte dopo inauditi supplizi. Emiliano, dopo varie torture, insieme a tre suoi compagni, fu legato ad una pianta di olivo e decapitato. Era il 28 gennaio dell'anno 304. Patrono della città e del comune di Trevi è oggetto di culto e di grande venerazione da 17 secoli. Il martirio e la morte sono minuziosamente descritti nella "Passio Sancti Miliani". Ne esistono due codici, uno del IX secolo a Montecassino e uno del XII secolo nell'archivio del duomo di Spoleto. Si ritiene che siano copie di un altro documento più antico, del V o VI secolo. Nel racconto della sua passione sono narrati episodi del martirio che fanno esplicito riferimento ad importanti elementi del territorio, quasi a voler identificare la figura di S. Emiliano con la stessa Trevi. Si narra che fu esposto ai leoni nel circo o teatro romano, di cui si hanno testimonianze letterarie ed epigrafiche; fu gettato nel Clitunno, che rende fertile la vallata; e in ultimo fu decapitato legato ad una pianta di olivo e gli olivi dominano tutta la zona collinare.


fonte:www.protrevi.com

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